Silenzio

•19 Marzo 2009 • Lascia un Commento

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Spero che questa immagine vi paralizzi.

Spero che vi arrabbiate o che piangiate. Spero che vi rendiate conto di quanto sia tutto assurdo ciò per cui litighiamo e ci affaniamo, davanti a questo bambino, a quest’anima.

Dobbiamo vergognarci, perchè di fame nel mondo se ne parla troppo e in rapporto a ciò si fa niente.

Non discutiamo ma aiutiamo. Aiutiamo chi può andare fisicamente ad aiutare, aiutiamo con le adozioni a distanza, ma facciamolo!

Fatelo per tutti i bambini, perchè non hanno colpe.

Solo muoiono.

E quando avrete finito di leggere queste righe, nel mondo saranno già morti di fame almeno 10 bambini, 10000 al giorno.

Davanti a questi bambini ci vogliono solo un immenso rispetto, tanta compassione e 10000 preghiere al giorno.

Noi che non sappiamo nemmeno dire grazie per quello che abbiamo e che consumiamo.

Rispetto, silenzio e azione immediata.

Subito, perchè oggi sono già morti 10000 bambini di malnutrizione.

namastè a tutti i santi bambini del mondo

Calorie

•24 Agosto 2009 • Lascia un Commento
  1. Quando si parla di “fame” nel mondo, bisogna parlare del Terzo mondo, cioè di quell’area geografica che non fa parte né dell’occidente industrializzato, dove l’economia è capitalistica e di mercato (Primo mondo), né di quell’area del cosiddetto “socialismo reale” (Secondo mondo), dove la produzione è pianificata dallo Stato e dove però in questi ultimi anni tale modello di sviluppo è entrato profondamente in crisi.
  2. Come tutti sanno, il Terzo mondo nel 2000 avrà l’80% della popolazione mondiale, che vivrà in condizioni poverissime: già oggi il debito di quest’area coll’estero supera di molto i mille mrd di $. Tanto è vero che si parla anche di Quarto mondo, quell’area cioè che comprenderebbe i paesi più arretrati del Terzo mondo (ad es. Etiopia, Ciad, Tanzania, Bangladesh ecc.). [Terzo mondo è stata una parola inventata da un giornalista francese nel 1952, in analogia col Terzo stato della Rivoluzione francese].
  3. Che cos’è la fame? Quand’è che si può parlare di alimentazione insufficiente o di denutrizione? Il fabbisogno alimentare degli esseri umani -come noto- viene espresso in calorie, e varia a seconda dell’età, del peso, del sesso, della salute, del lavoro, del clima, del metabolismo, delle abitudini alimentari. Normalmente, un’alimentazione sufficiente deve garantire almeno 2.000 calorie al giorno.
  4. Ebbene, si calcola oggi che nel mondo più di 1 mrd e 300 mil di persone (circa 1/3 della popolazione mondiale) ha un’alimentazione  insufficiente. Secondo l’OMS, di questo 30% almeno 500 milioni non dispongono neppure di 1500 calorie al giorno, per cui soffrono di fame assoluta.
  5. Per non parlare del problema della sete. Le ultime ricerche fatte nel Terzo mondo indicano che in Africa circa il 75% della popolazione rurale non ha acqua potabile; in Americalatina sono il 77%; in Estremoriente circa il 70%. In valori assoluti, sono più di 600 milioni le persone al mondo prive di acqua potabile.
  6. Conseguenze della fame. Un’alimentazione insufficiente porta a: dimagrimento, apatia, debolezza muscolare, depressione del sistema nervoso, minor resistenza alle malattie, invecchiamento precoce, morte per inedia.
  7. Queste conseguenze si manifestano soprattutto nei bambini, la cui mortalità nel Terzo mondo è altissima: ventre gonfio, magrezza, avvizzimento della pelle, apatia, ecc. Le malattie parassitarie e infettive colpiscono soprattutto i bambini non solo a causa della denutrizione, ma anche per le precarie condizioni igieniche (acqua inquinata, mancanza di fogne, ecc.). L’UNICEF ha calcolato che la causa principale di morte dei bambini fino a 5 anni è dovuta alla disidratazione conseguente alle diarree provocate da infezioni intestinali.
  8. Differenze nei consumi alimentari tra Nord e Sud. Come noto, gli alimenti fondamentali che dovrebbero comparire in tutte le diete, sulla base di percentuali più o meno rigorose sono i seguenti: 70% carboidrati (cereali, frutta, patate, zuccheri ecc.) (1 gr. = 4 calorie); 15% proteine, di cui metà di origine vegetale (legumi, cereali ecc.) e metà di origine animale (carne, latte, uova ecc.) (1 gr = 4 calorie); 15% grassi (olio, burro ecc.) (1 gr = 9 calorie); piccole vitamine e sali minerali presenti nella frutta e verdura, e circa 2,5 litri di acqua. Secondo la FAO, i livelli calorici medi della popolazione italiana sono superiori del 50% rispetto al necessario. Da noi la percentuale di bambini che muore nel primo anno di età è di 1,4%.
  9. E’ stato dimostrato che il 61% del totale delle calorie di cui dispone in media ciascun abitante del Terzo mondo proviene dal consumo dei cereali (riso, frumento, orzo, segale, miglio…), mentre molto ridotto è il consumo degli altri alimenti (ad es. per la carne è 3,9% mentre nei paesi sviluppati è 13,4%). Nei paesi più sviluppati la percentuale dei cereali consumati raggiunge solo il 30% del totale delle calorie, mentre molto elevata è la quota dei prodotti di origine animale (carne, latte, uova, pesce). Ad es. nel Nordamerica i cereali forniscono solo il 24% delle calorie, mentre in Asia più del 78%.
  10. La prevalenza di un solo elemento-base nell’alimentazione (in questo caso i cereali) dà luogo a diete monotone, ripetitive, prive di quella varietà e di quei valori nutritivi che sono necessari per un’alimentazione equilibrata.
  11. L’alimentazione dei paesi avanzati. In Occidente il fenomeno alimentare più diffuso è la sovralimentazione. Noi soffriamo di mali fisici tipici del nostro modo di mangiare: disturbi al cuore, appendicite, calcoli, vene varicose, emboli, trombosi, ernia, emorroidi, cancro del colon e del retto, obesità, ecc.
  12. Per di più abbiamo l’abitudine a utilizzare alimenti che hanno subìto processi di trasformazione (refrigerazione, cottura, raffinazione, ecc.) invece di alimenti freschi: il che rende la dieta più costosa sul piano economico (ed anche più povera dal punto di vista del suo valore nutritivo).
  13. Il problema maggiore però è costituito dal fatto che poco meno della metà dei cereali prodotti sulla terra vengono utilizzati in Occidente per alimentare quel bestiame che viene poi consumato, da noi, sotto forma di carne, uova, latte. Ora, per produrre una sola caloria di origine animale ci vogliono ben 7 calorie di cereali. La conseguenza di questo è ovvia: nei paesi avanzati una persona consuma in media molto più cereali di quanti ne consumi una persona del Terzo mondo: praticamente più di 2,5 kg al giorno (pane-pasta-cereali e soprattutto carne-latte-uova), contro i 500 gr al giorno del Terzo mondo.
  14. Se l’enorme quantità di cereali destinati all’alimentazione del bestiame venisse impiegata direttamente nell’alimentazione umana, potrebbero venir nutrite ben 2 mrd e 500 mil di persone. Con la sola quantità di cereali che USA e URSS destinano al bestiame, si potrebbero nutrire 1 mrd di persone.
  15. La diseguale distribuzione delle risorse. La fame non è un male inevitabile. Dal 1970 al 1983 la produzione alimentare complessiva (cereali, legumi, tuberi, carne ecc.) è aumentata del 47% (l’aumento medio dei prodotti in quei 14 anni è stato del 3,3% l’anno). L’incremento della popolazione nello stesso periodo è stato, a livello mondiale, dell’1,9% annuo, mentre nel Terzo mondo del 2,5%.
  16. Come si può notare, la causa primaria della fame del mondo non sta in una produzione alimentare insufficiente, ma nell’impossibilità per i più poveri di acquistare gli alimenti prodotti. I prezzi dei generi alimentari sono troppo alti per i redditi medi della popolazione del Terzo mondo. Nei paesi avanzati la spesa alimentare rappresenta il 20-25% del reddito familiare, mentre il resto viene speso per vestiario, mezzi di trasporto, alloggio, divertimenti ecc. Nei paesi più poveri invece la spesa alimentare costituisce fino all’80% del reddito familiare. Da noi la povertà raramente comporta fame e denutrizione, nel Terzo mondo invece povertà significa subito fame.

Quanto grano sprecato in una bistecca

•24 Agosto 2009 • Lascia un Commento

granoSappiamo che la trasformazione delle proteine vegetali (da cereali e leguminose) in proteine animali (carne, pesce, latte, uova, che provengono dall’allevamento di animali nutriti appunto con cereali e leguminose) è un processo altamente inefficiente, perché per “produrre” una certa quantità di carne è necessario nutrire gli animali con una quantità molto maggiore di vegetali coltivati appositamente.

Questo spreco crea da una parte un impatto ambientale enorme (a causa dell’energia, acqua, sostanze chimiche, materie prime letteralmente “buttate via” a causa di questa trasformazione inefficiente), dall’altro è uno sputo in faccia al problema della fame nel mondo.

E’ chiaro il perché dell’inefficienza di questa trasformazione: ogni kg di vegetali che un animale – uomo compreso – mangia, non va certo a incrementare di un kg il suo stesso peso. Solo una piccola parte ha questo effetto, ma per il resto il cibo è semplicemente il “carburante” che serve a far vivere l’animale. E quindi, quasi tutto il mangime che viene dato agli animali d’allevamento non serve a farli aumentare di
peso. Per un manzo adulto, per esempio, servono 11 kg di vegetali per farlo aumentare di un kg di peso. Questo numero è chiamato “rapporto di conversione”.

Il problema, però, è ancora peggiore, perché bisogna tener conto dei cosiddetti “scarti di macellazione”. Che sono enormi. Dipendono dalle caratteristiche dell’animale (se è grasso o muscoloso, per esempio), ma anche dalle caratteristiche del taglio di carne venduto (più o meno grassa, braciola con osso o senza, ecc.).

Uno studio pubblicato sul sito della South Dakota State University, mostra che quello che “si butta via” dopo la macellazione varia dal 50% al 70%, con una media del 60%. Vogliamo rendere noto questo studio, effettuato da un dipartimento che ha lo scopo di “fare ricerca” a favore di allevatori e macellai, non certo di mettere in luce loro mancanze (etiche o scientifiche), per mostrare come il sopra citato “rapporto di
conversione” vada in realtà raddoppiato, perché se servono 11 kg di vegetali per far crescere di 1 kg l’animale, significa che per ottenere un kg di “carne” servono ALMENO 22 kg di “animale vivo” (spesso di più) e quindi servono 22 kg di vegetali per ottenere un kg di carne.

Con buona pace dell’ambiente devastato e di chi muore di fame.

Riportiamo qui sotto lo studio universitario, avvertendo che la sua lettura risulterà piuttosto difficile per tutte quelle persone – e speriamo siano sempre di più – che non considerano un animale come “un tot di kg di carne da mangiare”, ma per quello che in effetti è, cioè un essere senziente che prova sentimenti ed emozioni come noi.

*Studio sugli scarti di macellazione della South Dakota State University*

Due fattori influenzano la percentuale di carne che si ottiene per la vendita a partire dall’animale vivo:

1. La percentuale di utilizzo (chiamata P.U.)
2. La resa del taglio dopo la macellazione (chiamata “resa”)

La P.U. è il peso della parte utilizzabile dell’animale macellato (eliminate tutte la parti di scarto), chiamata “carcassa”, divisa per il peso dell’animale da vivo, moltiplaicata per 100: P.U. = Peso della carcassa / Peso da vivo x 100

La resa del taglio è invece la quantità totale di carne disponibile per la vendita che si ottiene dopo il taglio dalla carcassa dell’animale ucciso. Quindi dipende molto dall’uso che si fa della carne, e se è grassa o magra.
Resa = kg di carne disponibile per la vendita / peso della carcassa x 100

Il totale di carne disponibile per la vendita è dunque: (percentuale di utilizzo x resa dopo la macellazione) x peso dell’animale vivo

*Da cosa dipende la percentuale di utilizzo*

La P.U. è influenzata da:

1. Riempimento delle interiora: maggiore è il riempimento delle interiora al momento in cui viene pesato l’animale, minore sarà la P.U.
Se un animale è pesato appena dopo essere stato nutrito, la P.U. sarà dal 2% al 5% inferiore rispetto a quando l’animale è tenuto a digiuno per 24 ore prima della pesatura.

2. Muscolatura: un animale molto muscoloso avrà una P.U. superiore rispetto ad un animale con una muscolatura leggera.

3. Grasso: un animale più grasso avrà una P.U. più alta rispetto ad un animale magro.

4. Fango: un animale con molto fango attaccato alla pelle avrà una P.U. superiore rispetto ad un animale pulito.

5.Lana: agnelli con lana lunga avranno una P.U. inferiore rispetto ad agnelli recentemente tosati.

Ecco alcune percentuali di utilizzo tipiche per varie specie animali: bovini – 62%; vitelli da latte – 59%; maiali – 74%; agnelli (tosati) – 54%.

*Da cosa dipende la resa del taglio*

La resa è influenzata da:

1. Grasso: animali magri avranno una resa maggiore rispetto ad animali più grassi.

2. Muscolatura: animali con una maggior massa muscolare avranno una resa maggiore rispetto ad animali come minor massa muscolare.

3. “Con osso” o “senza osso”: questo aspetto influenza in modo notevole la resa. Se viene effettuato un numero maggiore di porzioni senza osso, la resa sarà inferiore rispetto a quando vengono effettuate porzioni con l’osso. Se vengono tagliati arrosti con osso, costate, fiorentine e controfiletti con osso la resa sarà molto superiore rispetto a quando vengono tagliati arrosti senz’osso, bistecche, e controfiletti
senz’osso. E’ importante rilevare che la quantità di carne commestibile non cambia.

4. Quantità di grasso che rimane nella carne: se viene lasciato più grasso di superficie sulle porzioni di carne, allora la resa sarà superiore rispetto a quando le porzioni di carne sono tagliate togliendo tutto il grasso.

6. Magrezza del prodotto macinato: se il prodotto macinato (manzo macinato, maiale macinato, salsiccia di maiale, agnello macinato) è molto magro, allora la resa sarà inferiore rispetto a quando il prodotto macinato contiene molto grasso. Per esempio, una tipica carcassa di manzo potrebbe avere 9 kg in più di carne macinata se è convertita in manzo macinato magro al 70% rispetto a quando è convertita in manzo
macinato magro al 92%.

*Esempi per il manzo*

Questi conteggi ci consentono di capire dato un animale quanti kg di carne per la vendita se ne ricavano.

La formula è:
P.U. x resa x peso dell’animale vivo = kg di carne disponibile per la vendita

Esemplare medio di manzo, pesato a pieno, 540 kg, per la produzione di bistecche senz’osso e arrosti, tagliato togliendo tutto il grasso, manzo macinato magro:
0,61 x 0,62 x 540 = 38% x 540 = 205 kg di carne

Esemplare medio di manzo, pesato a pieno, 540 kg, bistecche e arrosti con osso, tagliato normale (cioè lasciando un po’ di grasso attorno), manzo macinato standard
0,61 x 0,71 x 540 = 43% x 540 = 232 kg di carne

Esemplare medio di manzo, pesato a pieno, 540 kg, in parte arrosti e bistecche con osso, in parte senza osso, tagliato togliendo tutto il grasso, manzo macinato standard:
0,61 x 0,67 x 540 = 41% x 540 = 221 kg di carne

Esemplare medio di manzo Holstein, pesato a pieno, 540 kg, arrosti e bistecche senza ossa, tagliato togliendo tutto il grasso, manzo macinato magro:
0,58 x 0,57 x 540 = 33% x 540 = 178 kg di carne

Esemplare di manzo magro e con massa muscolare elevata, pesato a pieno, 540 kg, bistecche e arrosti senz’osso, tagliato togliendo tutto il grasso, manzo macinato magro:
0,62 x 0,69 x 540 = 43% x 540 = 232 kg di carne

Esemplare di manzo molto grasso, pesato a pieno, 540 kg, bistecche e arrosti senz’osso, tagliato togliendo tutto il grasso, manzo macinato magro:
0,62 x 0,46 x 540 = 29% x 540 = 157 kg di carne

Esemplare di manzo magro e con massa muscolare elevata, pesato a vuoto, 540 kg, arrosti e bistecche con osso, tagliato normale (lasciando un po’ di grasso attorno), manzo macinato standard :
0,65 x 0,80 x 540 = 52% x 540 = 280 kg di carne.

*Esempi per il maiale*

Nota: La P.U. e la resa in questi esempi sono riferiti a carcasse di maiale con la pelle. Molti stabilimenti per la produzione di carne spellano le carcasse dei maiali. Le carcasse senza pelle avranno una P.U. inferiore e una resa superiore. In ogni caso, si otterrà sempre la stessa risposta nel calcolo della quantità di carne.

Maiale medio, pesato a pieno, 110 kg, arrosti e braciole con osso, tagliato togliendo il grasso, maiale macinato/salsiccia magra:
0,72 x 0,74 x 110 = 53% x 110 = 58 kg di carne

Maiale medio, pesato a pieno, 110 kg, braciole e arrosti senz’osso, tagliato togliendo il grasso, maiale macinato/salsiccia standard:
0,72 x 0,65 x 110 = 47% x 110 = 52 kg di carne

Maiale magro con elevata massa muscolare, pesato a pieno, braciole e arrosti senz’osso, tagliato togliendo il grasso, maiale macinato/salsiccia magra:
0,73 x 0,73 x 110 = 53% x 110 = 58 kg di carne

Maiale molto grasso con scarsa massa muscolare, pesato a pieno, 110 kg, braciole e arrosti con osso, tagliato togliendo il grasso, maiale macinato/salsiccia magra:
0,74 x 0,50 x 110 = 37% x 110 = 41 kg di carne

Maiale con elevata massa muscolare, pesato a vuoto, 110 kg, braciole e arrosti con osso, tagliato normale, maiale macinato/salsiccia standard:
0,76 x 0,82 x 110 = 62% x 110 = 68 kg di carne

*Esempi per l’agnello*

Agnello medio, tosato, pesato a pieno, 55 kg, braciole e arrosti con osso, tagliato togliendo il grasso, agnello macinato standard:
0,51 x 0,75 x 55 = 38% x 55 = 21 kg di carne

Agnello medio, tosato, pesato a vuoto, 55 kg, braciole e arrosti con osso, tagliato togliendo il grasso, agnello macinato standard:
0,54 x 0,75 x 55 = 41% x 55= 23 kg di carne

Agnello medio, tosato, pesato a pieno, 55 kg, in parte braciole e arrosti con osso, in parte senza osso, tagliato togliendo il grasso, agnello macinato standard:
0,51 x 0,68 x 55 = 35% x 55 = 19 kg di carne

Agnello magro con massa muscolare elevata, tosato, pesato a vuoto, 55 kg, braciole e arrosti con osso, tagliato togliendo il grasso, agnello macinato standard:
0,57 x 0,78 x 55 = 44% x 55 = 24 kg di carne

Agnello grasso con scarsa massa muscolare, vello lungo, pesato a pieno, 55 kg, braciole e arrosti con osso, tagliato togliendo il grasso, agnello macinato standard:
0,48 x 0,659 x 55 = 31% x 55 = 17 kg di carne

Fonte:
South Dakota State University, Department of Animal and Range Sciences,
Meat Science Extension and Research, Did the Locker Plant Steal Some of
My Meat?
http://ars.sdstate.edu/MeatSci/May99-1.htm

[da AgireOra - http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=596]

Quando muore un bambino è omicidio

•24 Agosto 2009 • Lascia un Commento

Fame-nel-mondo-AAGI – 15.07.06

La fame? Un massacro quotidiano che potrebbe essere evitato.

Jean Ziegler, Special Rapporteur delle Nazioni Unite sul diritto all’alimentazione, critica e accusa l’atteggiamento della comunita’ internazionale difronte a quella che e’ ancora la prima causa di morte al mondo: “Quando un bambino muore, e’ un omicidio”, ha detto Ziegler al convegno internazionale ‘Insicurezza alimentare e diritto al cibo’, organizzato a Roma dalla Fondazione Unidea – UniCredit Foundation. E ha aggiunto: “Ogni anno sul nostro pianeta si produce cibo a sufficiente a sfamare 12 miliardi di persone, ovvero il doppio dell’attuale popolazione mondiale. Dunque, nessuna fatalita’: se un bambino muore di fame, e’ stato assassinato’. Presenti all’incontro, oltre a Ziegler, diversi esperti internazionali come Thandika Mkandawire, direttore dell’Istituto di Ricerca per lo Sviluppo Sociale delle Nazioni Unite (Unrisd) di Ginevra, Bogaletch Gebre, direttrice del Kembatta Women’s Self Help Centre di Addis Abeba e Nicholas Crawford del World Food Programme (Wfp).

“La morte per fame”, ha continuato Ziegler, “e’ uguale ovunque. Ma le cause che portano a questo massacro quotidiano sono molto complesse e diverse tra loro. Un elemento comune pero’ c’e': sono tutte opera dell’uomo. Quindi possono essere cambiate”. Secondo stime internazionali, 800 milioni di persone al mondo soffrono la fame. Di queste, 350 milioni sono bambini. La fame e’ la prima causa di morte al mondo: ogni anno oltre il 50% dei decessi avvengono in conseguenza della fame. L’eliminazione della poverta’ e della fame e’ il primo degli otto Obiettivi del Millennio che le Nazioni Unite si prefiggono di raggiungere entro il 2015. Ma eliminare la fame, raggiungere la sicurezza alimentare per tutti e prevenire le carestie, e’ possibile? “E’ necessario suonare un campanello d’allarme”, ha detto il sindaco di Roma, Walter Veltroni, nel saluto iniziale. “La lotta alla fame e’ la vera sfida da vincere nel nuovo millennio, come lo sono state in passato quelle contro lo schiavismo e per l’emancipazione femminile”. Il convegno ha concluso quattro giorni di ‘Summer School’ sugli stessi temi, cui hanno preso parte venti giovani accademici provenienti da diverse parti del mondo, ospiti della Fondazione Unidea.

AGI – 15.07.06

La fame e la malnutrizione nel mondo

•8 Aprile 2009 • Lascia un Commento

fame4Per condurre una vita sana e attiva, dobbiamo disporre di alimenti in quantità, qualità e varietà sufficiente a soddisfare i nostri bisogni energetici e nutritivi. Senza una nutrizione adeguata, i bambini non possono sviluppare pienamente il loro potenziale di crescita e gli adulti avranno difficoltà nel mantenere o accrescere il loro.

Non tutti hanno un accesso sufficiente agli alimenti necessari e questo, su vasta scala, ha portato fame e malnutrizione nel mondo. Oggi, circa 850 milioni di persone sono cronicamente sottoalimentate e non sono in grado di avere un’alimentazione sufficiente per soddisfare neppure i propri bisogni energetici di base. Approssimativamente, 200 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di sintomi acuti o cronici di malnutrizione; questo numero aumenta durante i periodi di scarsità alimentare stagionali e in tempi di carestia e di disordini sociali. Secondo alcune stime, la malnutrizione è un fattore determinante per i 13 milioni di bambini sotto i cinque anni che, annualmente, muoiono a causa di malattie e infezioni che potrebbero essere prevenute quali il morbillo, la diarrea, la malaria e la polmonite, o di combinazioni delle medesime.

La grande maggioranza delle persone sottoalimentate vive in paesi in via di sviluppo, che rappresentano il 95% (798 milioni) di tali persone; 34 milioni di persone nei paesi in via di transizione e 10 milioni in paesi industrializzati, sono stimate per essere sottoalimentate. A livello regionale, l’Asia e il Pacifico rappresentano tre quinti (505 milioni) delle persone sottoalimentate del mondo. L’India, da sola, ha 214 milioni di persone sottoalimentate. Circa un quarto (198 milioni) delle persone sottoalimentate si trova nell’Africa Sub-Sahariana, rendendola la regione con la più alta proporzione di popolazione sottoalimentata.

La malnutrizione è una delle principali cause della nascita di bambini con insufficienza di peso e con crescita ritardata. I bambini con insufficienza di peso alla nascita che sopravvivono, tendono a soffrire di ritardi nella crescita e di malattie durante l’infanzia, l’adolescenza e fino alla maggiore età. Le donne adulte che soffrono di crescita ritardata tendono verosimilmente ad incrementare il cerchio vizioso della malnutrizione partorendo bambini con peso insufficiente già alla nascita. Stanno anche emergendo dei legami tra malnutrizione nella prima età, compreso lo stato fetale, e lo sviluppo di successive malattie croniche come la cardiopatia, il diabete e l’ipertensione. Ogni anno, nei Paesi in via di sviluppo, circa 30 milioni di bambini nascono con crescita menomata a causa della malnutrizione durante la gravidanza.

La malnutrizione sotto forma di carenze di vitamine e di minerali essenziali, continua ad essere, su scala mondiale, la causa di malattie gravi e della morte di milioni di persone. Più di 3,5 miliardi di persone soffrono di carenza di ferro, 2 miliardi sono a rischio di carenza di iodio e 200 milioni di bambini, in età prescolare, sono affetti da carenza di vitamina A. La carenza di ferro può causare un ritardo nella crescita, una minore resistenza alle malattie, una diminuzione, a lungo termine, dello sviluppo mentale e motorio e disordini nelle funzioni riproduttive; contribuisce, inoltre, a circa il 20 per cento dei decessi durante il parto. La carenza di iodio può causare danni cerebrali permanenti, ritardo mentale, sterilità, diminuzione delle probabilità di sopravvivenza dei bambini e gotta. La carenza di iodio in una donna in gravidanza, può causare diversi gradi di ritardo mentale nel nascituro. La carenza di vitamina A nei bambini può causare la cecità o la morte; contribuisce ad una ritardata crescita fisica e ad una diminuita resistenza alle infezioni con conseguente aumento della mortalità tra i bambini più piccoli.

Anche le forme più lievi di queste carenze possono limitare lo sviluppo del bambino e le sue capacità di apprendimento nella prima parte della sua vita portando a conseguenti deficienze accumulative nel rendimento scolastico e determinando una più alta percentuale di abbandono della scuola o di analfabeti nelle future generazioni. Molte delle più gravi conseguenze sanitarie di queste tre rilevanti carenze di micronutrienti possono essere ridotte sensibilmente con alimenti adeguati e regimi alimentari variati, in grado di fornire le vitamine e i minerali necessari.

In molti Paesi, i problemi di salute connessi agli eccessi alimentari rappresentano una minaccia in continuo aumento. L’obesità, nei bambini e negli adolescenti, è associata a diversi problemi di salute e la sua persistenza, sino alla maggiore età, può condurre ad effetti che vanno dall’aumento del rischio di morte prematura a diversi stati debilitanti, non mortali, ma che influiscono sulla produttività. Questi problemi emergenti non riguardano solo i Paesi progrediti; infatti, un numero sempre più alto di Paesi in via di sviluppo si sta confrontando con il duplice problema della sottoalimentazione e delle malattie croniche legate all’alimentazione. Inoltre, la contaminazione alimentare causata da agenti microbici, da metalli pesanti e da insetticidi è un ostacolo al miglioramento nutrizionale in tutti i Paesi del mondo.In molti Paesi sono piuttosto comuni le malattie che si trasmettono attraverso gli alimenti e i bambini ne sono le prime vittime: la perdita di peso ed il deperimento provocati dalla diarrea, portano infatti ad alti livelli di mortalità infantile.

Le conseguenze di una alimentazione povera e di malattie, sia che si presentino nelle forme più lievi che in quelle più gravi, si traducono in una riduzione del benessere, della qualità della vita, in senso lato, e dei livelli di sviluppo del potenziale umano. In particolare, la malnutrizione può dare luogo a una perdita nella produttività lavorativa ed economica, in quanto gli adulti afflitti da disordini nutrizionali non sono in grado di lavorare, a una carenza nell’istruzione, quando i bambini sono troppo deboli o ammalati per frequentare la scuola o per imparare adeguatamente, a costi per le cure sanitarie dei malati per cause legate alla malnutrizione, e, inoltre, a costi che la società deve sostenere per curare i disabili e, a volte, anche le loro famiglie.

Nell’ultimo secolo, sono stati compiuti rimarchevoli progressi al fine di aumentare la quantità e qualità della produzione alimentare mondiale e migliorare lo stato nutrizionale delle popolazioni. Così come la produzione alimentare mondiale è cresciuta, al pari del tasso di incremento della popolazione, anche la sanità, l’istruzione e i servizi sociali sono migliorati in tutto il mondo e il numero delle persone affamate e malnutrite è diminuito considerevolmente. Tuttavia, l’accesso ad approvvigionamenti sufficienti di alimenti vari e di buona qualità resta un problema grave per molti Paesi anche là dove, a livello nazionale, la produzione alimentare sia adeguata. In tutti i Paesi, certe forme di fame e malnutrizione continuano ad esistere.

Per mettere fine alla fame è necessario cominciare a garantire che alimenti siano prodotti in quantità sufficiente e diventino accessibili per tutti. Tuttavia, aumentare semplicemente la produzione alimentare non garantisce l’eliminazione della fame. Deve essere garantito l’accesso di ogni individuo, e in ogni momento, ad alimenti sicuri e sufficienti dal punto di vista nutritivo, necessari per una vita attiva e sana – la cosiddetta sicurezza alimentare -. In tutto il mondo, è necessario aumentare gli sforzi per garantire la ’sicurezza alimentare’ al fine di eliminare la fame e la malnutrizione e le loro devastanti conseguenze tra le generazioni presenti e quelle a venire.È necessario che ognuno di noi contribuisca, attraverso la condivisione delle informazioni, l’attenzione e la partecipazione alle attività, a garantire il diritto fondamentale di tutti gli esseri umani ad essere ‘liberi dalla fame’.

Il cibo non basta

•8 Aprile 2009 • Lascia un Commento

mano-vetroMedici Senza Frontiere, la più grande organizzazione medico-umanitaria al mondo, lancia la campagna “IL CIBO NON BASTA”, affinché si intensifichino gli sforzi per espandere l’uso dei nuovi “alimenti terapeutici pronti all’uso” (RUTF – ready-to-use therapeutic food ).

È l’unico modo per arginare la strage di 5 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni che ogni anno muoiono per patologie collegate alla malnutrizione. I tradizionali aiuti alimentari puntano a combattere la fame ma sono quasi del tutto inefficaci per curare la malnutrizione nei bambini più piccoli.
“Il problema non sta solo nella quantità di cibo che un bambino assume. È la qualità del cibo che conta – spiega Christophe Fournier, presidente internazionale di MSF – Senza il giusto apporto di vitamine e altri elementi nutritivi essenziali i bambini piccoli diventano vulnerabili a malattie che in condizioni normali il loro organismo potrebbe combattere facilmente. I continui appelli per un incremento degli aiuti alimentari, spesso fatti in nome dei bambini malnutriti, ignorano in realtà proprio i bisogni dei più piccoli che sono maggiormente a rischio di morire”.
Oggi sono disponibili dei rivoluzionari alimenti terapeutici pronti all’uso (RUTF) che contengono tutti gli elementi nutrizionali, vitamine e minerali, indispensabili a un bambino per crescere. Questi alimenti speciali si presentano come una crema densa pronta all’uso, che non necessita di nessuna preparazione e che permette alle mamme di curare i propri figli direttamente a casa. In questo modo si possono curare facilmente molti più bambini.
Nei nostri progetti distribuiamo ai bambini malnutriti questi alimenti terapeutici pronti all’uso. È incredibile vedere come già dopo due settimane appaiono i primi segni evidenti di un miglioramento delle loro condizioni – spiega Andrea Minetti , medico esperto di nutrizione di MSF -. Ora che abbiamo visto con i nostri occhi che esiste una cura efficace e semplice per la malnutrizione non possiamo accettare che la quasi totalità dei bambini che ne hanno urgente bisogno ne siano esclusi. La lotta alla malnutrizione finisce spesso per essere oscurata da proposte più generali per combattere la fame nel mondo e la povertà. Gli aiuti alimentari tradizionali a base di farine arricchite non rispondono ai bisogni dei più piccoli e per questo chiediamo che una parte di questi aiuti vengano meglio utilizzati per l’acquisto di alimenti terapeutici.”
Secondo le valutazioni di MSF, nel 2007, appena il 3% dei 20 milioni di bambini gravemente malnutriti al mondo riceverà le nuove cure a base di alimenti terapeutici.
Attualmente l’OMS, l’UNICEF e il Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) raccomandano l’uso degli alimenti terapeutici pronti all’uso solamente per i più gravi tra i bambini malnutriti. Visti i loro benefici nutrizionali questi alimenti dovrebbero invece essere utilizzati per tutti i bambini malnutriti al fine prevenire l’insorgenza di forme più gravi.
“Invece di aspettare che il bambino si ammali gravemente abbiamo deciso di agire in anticipo – prosegue Andrea Minetti -. Per esempio in Niger distribuiamo alimenti pronti all’uso dall’alto valore nutritivo a tutti i bambini con meno di tre anni in modo da compensare le carenze della loro dieta . Questa strategia ci ha già permesso di raggiungere 62mila bambini e i primi risultati dimostrano che questo approccio è molto più efficace rispetto alla distribuzione di farine arricchite e olio” .
MSF chiede ai donatori istituzionali e alle agenzie delle Nazioni Unite di intervenire urgentemente per accelerare l’espansione dell’uso degli alimenti terapeutici pronti all’uso. Per questo è necessaria una ri-allocazione dei fondi per coprire il costo di 750milioni di euro e curare così tutti i bambini a più alto rischio. Servirà inoltre un ripensamento delle strategie degli aiuti alimentari che includano i nuovi prodotti che contengono tutti gli elementi nutritivi essenziali per curare la malnutrizione infantile.
________________________________________
MSF tratta i bambini malnutriti con gli alimenti terapeutici pronti all’uso da quando questi sono apparsi sul mercato alla fine degli Anni ‘90. Nel 2006 MSF ha curato più di 150mila bambini colpiti da malnutrizione acuta in 22 Paesi.
[fonte: medici senza frontiere]

Malnutrizione

•8 Aprile 2009 • Lascia un Commento

fame5

Ogni anno l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) delle Nazioni Unite presenta un dettagliato rapporto sul numero stimato di persone che soffrono la fame nel mondo. Nell’ultimo decennio questo numero non ha subito variazioni significative, attestandosi tra gli 800 e i 900 milioni di persone. Recentemente, a seguito del repentino aumento dei prezzi degli alimenti base, abbiamo assistito ad una serie di segnali allarmanti: centinaia di milioni di persone che non hanno niente da mangiare, rivolte per le strade e un aumento dei decessi dovuti alla malnutrizione.

Le stime della FAO sul numero di persone che soffrono la fame sono il prodotto di un complesso calcolo della disponibilità alimentare tra le popolazioni dei singoli paesi, che tiene conto della produzione alimentare nazionale e del commercio alimentare internazionale. Queste cifre vengono confrontate con un parametro specifico relativo alla disponibilità di calorie pro capite, solitamente oscillante tra le 2000 e le 2500 kcal/giorno, a seconda del paese, “necessaria per permettere il normale svolgimento delle attività quotidiane”.
Anche quando sono definite in base ai diversi redditi nazionali, queste cifre sollevano delle critiche. I sostenitori di Amartya Sen contestano questo approccio basato sulla disponibilità alimentare globale piuttosto che sull’accessibilità alimentare dei nuclei familiari, più rappresentativa di quanti sono esposti alla fame e alla povertà croniche. Come Sen ha evidenziato molto chiaramente, questo dettaglio è particolarmente importante quando si tratta di individuare risposte efficaci al problema. In particolare non vi è alcuna garanzia che la crescita economica o l’incremento della sola produzione agricola possano influire sul numero di persone indigenti e che soffrono la fame.
Tuttavia, in termini di grandi numeri, le stime della FAO forniscono delle cifre impressionanti che, in realtà, potrebbero essere delle sottostime: quelli che alcuni economisti definiscono “the bottom billion” potrebbero essere in effetti molti di più. Alle tradizionali popolazioni di contadini e braccianti agricoli impoveriti infatti, si vanno oggi aggiungendo le nuove categorie dei poveri “urbani”. Inoltre vi sono evidentemente delle aree del mondo nelle quali ampi strati della popolazione sopravvivono con apporti calorici quotidiani bassissimi (per esempio quasi tutta l’Etiopia rurale) e dove persiste una chiara interconnessione tra strutture sanitarie deboli e una produttività economica insufficiente.
Tuttavia, le stime globali sulla “fame” sono in gran parte un indicatore per la definizione della povertà e dell’iniquità della distribuzione delle risorse a livello nazionale e internazionale, più che un indicatore delle reali dimensioni del problema della malnutrizione e del suo impatto sulle popolazioni. La disponibilità calorica pro capite, o anche la reale quantità di cibo assunto, non è necessariamente un valido indicatore dello stato nutrizionale di un individuo, ed è ancor meno valido come strumento per individuare le risposte più adeguate per combattere le gravi conseguenze della malnutrizione.
Essere poveri e denutriti non è certamente inconsueto. Ma anche essere poveri e sovrappeso sta diventando sempre più comune. Il repentino aumento della disponibilità calorica in popolazioni precedentemente denutrite ha determinato un forte incremento dell’obesità, la nuova forma di malnutrizione in rapidissima ascesa, il risultato di un consumo eccessivo di calorie “gratuite” provenienti da grassi e zuccheri. Va ricordato che la diminuzione di apporto calorico dalla mezza età in poi fa vivere più a lungo.
La gioventù urbana, relativamente ben nutrita, potrebbe da un momento all’altro essere costretta a limitare il proprio regime alimentare a causa del repentino aumento dei prezzi alimentari e questo potrebbe creare tensioni e rappresentare un problema per politici ed economisti. Se i responsabili a livello politico non affronteranno il problema della malnutrizione e delle sue conseguenze, centinaia di milioni di bambini continueranno a crescere con i postumi a lungo termine della malnutrizione, sempre che siano abbastanza fortunati da non morire prima.
Malnutrizione e morte prematura
La malnutrizione uccide o indebolisce in modo permanente soprattutto i neonati e i bambini più piccoli. E non si sta facendo quasi niente per intervenire direttamente ed efficacemente per risolvere il problema dell’altissimo numero di bambini che ne subiscono le conseguenze, giorno dopo giorno.
Questo dato agghiacciante, relegato a dettaglio marginale, a danno collaterale, in secondo piano rispetto a problemi strutturali globali e complessi, sembra sfuggire totalmente alla comprensione e alla capacità di risposta delle istituzioni mondiali, concentrate su questioni quali il prodotto interno lordo e la produzione agricola globale complessiva e impegnate a lanciare campagne infinite per fermare la povertà, eliminare la fame e dare il via a nuove rivoluzioni verdi.
È necessario apportare cambiamenti radicali nella programmazione degli aiuti alimentari e nutrizionali nei paesi con tassi di malnutrizione e mortalità infantili elevati, se vogliamo smettere di assistere passivamente alla morte di milioni di bambini. La programmazione dovrebbe sostenere maggiormente gli sforzi verso gruppi di età specifici (madri e bambini piccoli) in regioni povere del mondo e a rischio di malnutrizione invece di consacrarsi interamente alle ambiziose strategie globali generalizzate che, inevitabilmente, si rivelano deludenti perché prive di obiettivi immediati e a breve termine.
Gran parte del danno causato dalla malnutrizione si verifica in aree limitate del mondo, in particolare nell’Asia meridionale e nell’Africa subsahariana. In queste zone del mondo, i bambini piccoli sono esposti alla malnutrizione principalmente a causa della varietà e qualità del regime alimentare più che per la scarsità di cibo disponibile ai nuclei familiari. E gli effetti della malnutrizione durante l’infanzia hanno ripercussioni nell’età adulta. Come oramai sappiamo grazie all’opera pionieristica di David Barker, questi stessi bambini malnutriti sono più a rischio di malattie croniche e di una minore aspettativa di vita, ma anche di diventare sovrappeso e obesi, quando lo sviluppo economico porti a un netto incremento del consumo calorico pro capite anziché a un miglioramento nella varietà e qualità del regime alimentare.
Purtroppo la rilevanza e le implicazioni di queste problematiche non sono comprese interamente da chi decide a livello politico e dall’opinione pubblica generale. Eppure non sono così complessi. Per molti genitori si tratta semplicemente di buon senso. I bambini più piccoli consumano quantità piccolissime di cibo rispetto ai bambini più grandi e agli adulti. Una famiglia deve trovarsi veramente in una situazione di grave insicurezza alimentare per non essere in grado di fornire a un bambino piccolo il suo fabbisogno calorico quotidiano. Questo non rappresenta certamente il loro problema principale. Piuttosto, è il regime alimentare che essi possono offrire al bambino che provoca danni: un regime basato quasi esclusivamente su cereali e legumi che, in particolar modo nel bambino piccolo che sta crescendo rapidamente, non previene le carenze alimentari ed è il fattore responsabile di tutte le forme di malnutrizione, dal marasma al kwashiorkor , dall’arresto dello sviluppo fino a tutte le manifestazioni sistemiche imputabili a carenze alimentari a cominciare dall’indebolimento della risposta immunitaria alle infezioni.
Agli inizi del ventesimo secolo si verificò questo stesso problema, quando quasi un bambino su tre moriva nei primi anni di vita a Londra, Parigi e New York. Budin, un ostetrico attivo in Francia, avviò le prime attività sistematiche per monitorare la crescita dei bambini più piccoli. Ciò portò in breve tempo alla realizzazione di programmi su vasta scala per garantire un approvvigionamento di latte sicuro sotto il profilo sanitario nelle metropoli e per fornire ai bambini piccoli del mondo industrializzato latte pastorizzato, gratuito o con un sussidio. I decenni successivi, spesi nella ricerca nutrizionale, condussero all’era delle vitamine e quindi all’integrazione con nutrienti essenziali di tutti gli alimenti base in vendita sul mercato e alla produzione degli alimenti arricchiti per neonati che oggi , nei mercati occidentali e per le famiglie che hanno i mezzi per procurarseli, sono cose ovvie.
Il risultato di tutto questo fu una rivoluzione nella crescita dell’uomo e nell’aspettativa di vita a livelli mai visti prima nella storia dell’essere umano, ampiamente documentata da un nuovo settore di ricerca della storia antropometrica, per il quale Robert Fogel ricevette il premo Nobel per l’economia nel 1993. In effetti molte popolazioni europee stanno ancora crescendo di generazione in generazione. E i successi nei primi paesi industrializzati si sono ripetuti nel corso del secolo in molti altri paesi, dalla Cina allo Sri Lanka e alla Thailandia, da Cuba al Cile e al Costa Rica.
Nella nutrizione umana vi sono oltre 40 nutrienti essenziali per la crescita, lo sviluppo psicomotorio e cognitivo e la funzione immunitaria. In qualche misura sono come i farmaci essenziali. In presenza di una carenza di uno di essi nel regime alimentare, i processi metabolici vengono alterati, la crescita dei bambini si arresta e sorgono in breve tempo, e in modo significativo, delle manifestazioni sistemiche tra cui un’aumentata predisposizione alle infezioni. Il ruolo dei nutrienti essenziali sia per quanto riguarda la causa che la cura della malnutrizione è stato descritto molto chiaramente da Michael Golden. Di particolare importanza è la relazione tra la carenza dei nutrienti essenziali di tipo II, come lo zinco, e l’anoressia. In realtà, nei bambini piccoli affetti da malnutrizione, il problema non consiste tanto nel fatto che abbiano fame quanto nel fatto che non abbiano abbastanza fame.
Oltre a promuovere la varietà del regime alimentare e l’arricchimento degli alimenti base in commercio, esiste evidentemente una sola possibilità per un intervento diretto ed efficace volto a invertire le conseguenze a breve e a lungo termine della malnutrizione nei primi anni di vita, incluso il periodo di gestazione: quella di una nuova generazione di prodotti nutrizionali di alta qualità adattati alle condizioni ambientali e sanitarie delle comunità povere dell’Asia e dell’Africa. Questa possibilità, fondamentale per la cura delle forme più gravi di malnutrizione e l’integrazione preventiva dei regimi alimentari inadeguati dei bambini appartenenti al sud del mondo, viene totalmente trascurata.
Questa soluzione può non risolvere nell’immediato il problema della povertà e del sottosviluppo ma sarebbe un grande passo in avanti per salvare la vita di milioni di bambini e nel lungo periodo ridurrebbe il numero di malattie e di morti premature causate dalla malnutrizione. E chiunque abbia letto Sen e Fogel sa bene che ridurre la malnutrizione nei bambini piccoli è il migliore investimento che un paese possa fare per promuovere la produttività economica, per interrompere il ciclo della dipendenza dagli altri paesi e garantirsi un futuro da stato sovrano.

Il cibo non basta

•24 Marzo 2009 • Lascia un Commento

ANNO 2008

dossier_malnutrizione_2007Medici Senza Frontiere, la più grande organizzazione medico-umanitaria al mondo, lancia oggi da New York, Parigi, Nairobi, Ginevra, Bruxelles e Roma la campagna “IL CIBO NON BASTA”, affinché si intensifichino gli sforzi per espandere l’uso dei nuovi “alimenti terapeutici pronti all’uso” (RUTF – ready-to-use therapeutic food ). È l’unico modo per arginare la strage di 5 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni che ogni anno muoiono per patologie collegate alla malnutrizione. I tradizionali aiuti alimentari puntano a combattere la fame ma sono quasi del tutto inefficaci per curare la malnutrizione nei bambini più piccoli.

“Il problema non sta solo nella quantità di cibo che un bambino assume. È la qualità del cibo che conta – spiega Christophe Fournier, presidente internazionale di MSF – Senza il giusto apporto di vitamine e altri elementi nutritivi essenziali i bambini piccoli diventano vulnerabili a malattie che in condizioni normali il loro organismo potrebbe combattere facilmente. I continui appelli per un incremento degli aiuti alimentari, spesso fatti in nome dei bambini malnutriti, ignorano in realtà proprio i bisogni dei più piccoli che sono maggiormente a rischio di morire”.

Oggi sono disponibili dei rivoluzionari alimenti terapeutici pronti all’uso (RUTF) che contengono tutti gli elementi nutrizionali, vitamine e minerali, indispensabili a un bambino per crescere. Questi alimenti speciali si presentano come una crema densa pronta all’uso, che non necessita di nessuna preparazione e che permette alle mamme di curare i propri figli direttamente a casa. In questo modo si possono curare facilmente molti più bambini.

Nei nostri progetti distribuiamo ai bambini malnutriti questi alimenti terapeutici pronti all’uso. È incredibile vedere come già dopo due settimane appaiono i primi segni evidenti di un miglioramento delle loro condizioni – spiega Andrea Minetti , medico esperto di nutrizione di MSF -. Ora che abbiamo visto con i nostri occhi che esiste una cura efficace e semplice per la malnutrizione non possiamo accettare che la quasi totalità dei bambini che ne hanno urgente bisogno ne siano esclusi. La lotta alla malnutrizione finisce spesso per essere oscurata da proposte più generali per combattere la fame nel mondo e la povertà. Gli aiuti alimentari tradizionali a base di farine arricchite non rispondono ai bisogni dei più piccoli e per questo chiediamo che una parte di questi aiuti vengano meglio utilizzati per l’acquisto di alimenti terapeutici.

Secondo le valutazioni di MSF, nel 2007, appena il 3% dei 20 milioni di bambini gravemente malnutriti al mondo riceverà le nuove cure a base di alimenti terapeutici.

Attualmente l’OMS, l’UNICEF e il Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) raccomandano l’uso degli alimenti terapeutici pronti all’uso solamente per i più gravi tra i bambini malnutriti. Visti i loro benefici nutrizionali questi alimenti dovrebbero invece essere utilizzati per tutti i bambini malnutriti al fine prevenire l’insorgenza di forme più gravi.

Invece di aspettare che il bambino si ammali gravemente abbiamo deciso di agire in anticipo – prosegue Andrea Minetti -. Per esempio in Niger distribuiamo alimenti pronti all’uso dall’alto valore nutritivo a tutti i bambini con meno di tre anni in modo da compensare le carenze della loro dieta . Questa strategia ci ha già permesso di raggiungere 62mila bambini e i primi risultati dimostrano che questo approccio è molto più efficace rispetto alla distribuzione di farine arricchite e olio” .

MSF chiede ai donatori istituzionali e alle agenzie delle Nazioni Unite di intervenire urgentemente per accelerare l’espansione dell’uso degli alimenti terapeutici pronti all’uso. Per questo è necessaria una ri-allocazione dei fondi per coprire il costo di 750milioni di euro e curare così tutti i bambini a più alto rischio. Servirà inoltre un ripensamento delle strategie degli aiuti alimentari che includano i nuovi prodotti che contengono tutti gli elementi nutritivi essenziali per curare la malnutrizione infantile.


MSF tratta i bambini malnutriti con gli alimenti terapeutici pronti all’uso da quando questi sono apparsi sul mercato alla fine degli Anni ‘90.

Nel 2006 MSF ha curato più di 150mila bambini colpiti da malnutrizione acuta in 22 Paesi.

[fonte: medici senza frontiere]

Produzione di patate

•22 Marzo 2009 • Lascia un Commento

Roma, 15 Dicembre 2008
patateIl boom della produzione mondiale di patate nei paesi in via di sviluppo potrebbe subire una battuta d’arresto se la crisi economica mondiale ridurrà gli investimenti, il commercio e l’accesso al credito per i produttori, avverte un nuovo rapporto della FAO.
La minaccia arriva in un momento in cui la patata è diventata un alimento di base importante e rappresenta per molti paesi in via di sviluppo una produzione commerciale particolarmente lucrativa. La Cina è il principale produttore mondiale di patate, mentre Bangladesh, India ed Iran sono oggi tra i maggiori consumatori al mondo.
In base alle statistiche FAO più recenti, il rapporto New light on a hidden treasure (Nuova luce su un tesoro nascosto, n.d.t.) mostra che la patata è la principale coltivazione non cerealicola al mondo, con una produzione totale nel 2007 di 325 milioni di tonnellate, di cui più della metà realizzata in paesi in via di sviluppo.
Tuttavia, il rapporto avverte che “si stanno addensando scure nubi sulle previsioni per l’anno venturo”. Il rallentamento dell’economia mondiale minaccia di ridurre i flussi di investimenti e di aiuti allo sviluppo nei paesi poveri, compreso il sostegno all’agricoltura che ha aiutato molti paesi a rafforzare la produzione.
Le nazioni più ricche potrebbero essere tentate di alzare le barriere commerciali, che già applicano forti tariffe sulle importazioni, mentre la crisi del settore bancario lascerà molti contadini senza credito da investire nella produzione 2009.
“Occorre con urgenza una nuova agenda per la ricerca e lo sviluppo della produzione della patata, allo scopo di garantire la sicurezza alimentare delle nazioni povere e di offrire nuove opportunità di mercato ai produttori” afferma NeBambi Lutaladio, coordinatore del Segretariato FAO per l’Anno Internazionale della Patata 2008.
Attualmente, la produzione media di patate in Africa, Asia e America Latina è attorno alle 15 tonnellate per ettaro, meno di metà della produttività in Europa Occidentale e Nord America. Per rafforzare la coltivazione di patate nei paesi in via di sviluppo, la FAO e il Centro Internazionale per la Patata hanno lanciato un appello affinché “la scienza della patata al servizio dei poveri” offra ai produttori sementi di migliore qualità, varietà che siano più resistenti alle infestazioni, alle malattie, alla siccità e al cambiamento climatico, nonché tecniche agricole che consentano un uso più sostenibile delle risorse.
“In Africa, gli agricoltori nelle aree montane possono produrre 25 tonnellate di tuberi per ettaro in soli 90 giorni, che è il motivo per cui la produzione di tale prodotto sta fiorendo in paesi come l’Uganda”, afferma NeBambi Lutaladio. “Quando si aggiunge valore a produzioni come questa, tramite un miglior stoccaggio e una migliore lavorazione, non solo si può sopperire ai bisogni alimentari, ma si ottiene anche una coltivazione commerciale molto lucrativa, che può alimentare lo sviluppo economico e migliorare la disponibilità alimentare.”
“Ma i miglioramenti tecnologici devono essere accompagnati da altre e più generiche misure per lo sviluppo agricolo, ad esempio un migliore accesso dei contadini alle terre coltivabili, al credito, e agli input produttivi, una migliore gestione post-raccolto e migliori collegamenti tra la fase della produzione-lavorazione agricola e il mercato” conclude Lutaladio.

La disinformazione (forzata?)

•22 Marzo 2009 • Lascia un Commento

Mentre sono sempre meno le notizie nei TG italiani, MSF pubblica le testimonianze dei propri operatori italiani dalle tante crisi dimenticate nel mondo Medici Senza Frontiere (MSF) pubblica oggi il nuovo rapporto sulle crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2007.

Il rapporto contiene la “top ten” delle crisi umanitarie più ignorate nel mondo e un’analisi realizzata in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato alle crisi umanitarie dai principali telegiornali della televisione generalista in Italia.

Le dieci crisi umanitarie identificate da MSF come le più ignorate sono: Somalia, Zimbabwe, tubercolosi, malnutrizione infantile, Sri Lanka, Repubblica Democratica del Congo, Colombia, Myanmar, Repubblica Centrafricana e Cecenia.

L’analisi delle principali edizioni (diurna e serale) dei telegiornali RAI e Mediaset mostra, innanzitutto, un calo delle notizie sulle crisi umanitarie nel corso del 2007, che passano dal 10% del totale delle notizie (dato 2006) all’8% (6426 notizie su un totale di 83200). Di queste, solo 5 sono quelle dedicate alla Repubblica Democratica del Congo, dove il conflitto continua a infuriare nell’est del paese, e nessuna alla Repubblica Centrafricana, dove la popolazione è intrappolata nella morsa degli scontri tra gruppi armati, e dove lo scorso giugno un’operatrice umanitaria di MSF è stata uccisa in un attacco.

Una tendenza già riscontrata nei precedenti rapporti è quella, da parte dei nostri media, di parlare di contesti di crisi solo laddove riconducibili a eventi e / o personaggi italiani o comunque occidentali. Emblematici in questo senso sono la crisi in Somalia, cui si fa riferimento soprattutto in occasione di vertici politici cui partecipa il governo italiano o dell’omicidio di Ilaria Alpi; la guerra in Sri Lanka di cui si parla esclusivamente in occasione del ferimento dell’ambasciatore italiano; la Colombia che entra nell’agenda dei notiziari soprattutto per il sequestro di Ingrid Betancourt, in questo paese il conflitto tra governo, gruppi guerriglieri come FARC e ELN e gruppi paramilitari ha provocato la fuga di oltre 3 milioni di persone, portando la Colombia al terzo posto tra i paesi con il più alto numero di sfollati dopo Repubblica Democratica del Congo e Sudan.

Alla tubercolosi, che ogni anno provoca due milioni di vittime, e a cui nel 2006 erano state dedicate solo tre notizie, nel 2007 i TG hanno dedicato 26 notizie, di cui tuttavia ben 15 sulla vicenda di un americano affetto da una forma di tubercolosi resistente ai farmaci che viaggiava in aereo tra Stati Uniti ed Europa. Il Darfur, dove il conflitto tra il governo del Sudan e i diversi gruppi di opposizione armata ha provocato lo sfollamento di oltre due milioni di persone dal 2004, ha visto una copertura mediatica maggiore rispetto al 2006. Le notizie, tuttavia, erano soprattutto relative a iniziative di raccolta fondi e di brevi visite di personaggi celebri del mondo dello spettacolo.

Alla malnutrizione, che ogni anno uccide 5 milioni di bambini sotto i 5 anni, sono state dedicate solo 18 notizie, la maggior parte delle quali in relazione a generici appelli del Papa contro la fame nel mondo e alla campagna “Il Cibo non Basta” di MSF per promuovere l’utilizzo degli alimenti terapeutici pronti all’uso per combattere la malnutrizione infantile.

All’AIDS, che uccide due milioni di persone ogni anno, 54 notizie.

Alla malaria, che ne causa una ogni 3 secondi, solamente 3.

“MSF è stata creata da un gruppo di medici e giornalisti con il duplice obiettivo di portare soccorso alle popolazioni in pericolo e di testimoniare della loro situazione”, afferma Kostas Moschochoritis, direttore di MSF Italia. “È spesso difficile, in Italia ma anche nel resto del mondo, raccontare le vite e le sofferenze dei milioni di persone che incontriamo e curiamo ogni anno in oltre 65 paesi del mondo. È importante che i media si impegnino per informare sulla realtà dei tanti contesti di crisi nel mondo perché raccontare significa sollevare problemi che altrimenti resterebbero nascosti e richiamare alle proprie responsabilità nei confronti delle popolazioni in pericolo i governi e le istituzioni. Ed è importante anche perché i cittadini italiani hanno il diritto di essere informati sulle tante crisi umanitarie, perché non è vero, come viene spesso affermato, che queste non interessano: lo dimostrano le centinaia di migliaia i cittadini italiani che, attraverso le loro donazioni, contribuiscono all’azione di MSF per aiutare popolazioni spesso dimenticate, e i 30mila italiani che lo scorso anno hanno aderito alla campagna di MSF “Dimmi di Più” chiedendo un’informazione più attenta alle crisi umanitarie”.

Contemporaneamente al rapporto sulle crisi dimenticate, MSF ha presentato alla stampa il libro “Non tornerò col dubbio e con il vuoto”, edito da Il Pensiero Scientifico Editore. Il libro, con la prefazione di Giovanni Porzio, inviato di Panorama, è una raccolta di testimonianze di alcuni degli oltre 150 italiani che ogni anno partono come operatori umanitari di Medici Senza Frontiere dalle tante crisi umanitarie (guerre, epidemie, catastrofi naturali) degli ultimi anni: dallo Tsunami alle crisi nel Darfur e in Repubblica Democratica del Congo, dal terremoto in Pakistan alle guerre in Afghanistan, in Colombia e in Uganda; dalle pandemie di AIDS in Africa e in Asia alle violenze in Liberia e in Haiti.

Guarda la galleria della immagini:

http://www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/galleria/crisidimenticate_2007/index.html?id=1

Dott. Battocletti

•20 Marzo 2009 • Lascia un Commento

occhi-per-lafricaAfrica, Tanzania, un altro progetto del dott.Battocletti si avvia a conclusione e Medici con l’Africa CUAMM lascia temporaneamente la regione di Iringa.

Il dott. Battocletti racconta.
Ho così avuto modo di riabbracciare e di rivedere uno tra i migliori medici dello staff di Dubbo, una persona esperta e preparata in medicina tropicale che mi ha aiutato anche qui in Tanzania con tutta la sua esperienza. Il dottor Sisay ha studiato in Russia durante gli anni del regime di Mengistu e dopo alcuni anni di lavoro in Oromia si è trasferito in Wolayta dove ha lavorato per circa 5 anni presso l’Ospedale St. Mary come mio aiuto. E’ stato quindi direttore dell’ospedale dopo la mia partenza ma ha deciso di seguirmi anche qui in Tanzania. Abbiamo avuto modo di lavorare sulla traumatologia e sulle disabilità dei bambini per tutto il mese con ritmi intensi: ha inoltre collaborato con l’ospedale di Tosamaganga sostituendomi in sala operatoria durante alcuni giorni di assenza, in piena autonomia. In particolare abbiamo eseguito tutti i controlli finali sui bimbi affetti da piede torto che erano stati trattati durante l’anno, su numerosi casi di traumatologia attuando le differenti tecniche chirurgiche in modo da consentire anche a lui di prendere confidenza con strumenti e tecniche che in Etiopia ancora sono allo stato embrionario. Il dottor Sisay tornerà in Etiopia dove completerà teoricamente e praticamente la sua specializzazione in Chirurgia per per poi tornare nel Bolosso Sore  – Wolayta probabilmente presso l’ospedale governativo di Soddo.

E’ stato anche tempo di bilanci economici e di preparazione del budget per il 2008-2009, lasciando, anche a nome di tutti quelli che in questi anni ci hanno aiutato e sostenuto, presso le officine della Consolata di Mgongo un certo budget che possa consentire di realizzare presidi ortopedici come stampelle, scarpe, calipers e altre ortesi durante la nostra assenza. Sono stati quindi riforniti sia l’ospedale di Iringa che quello di Tosamaganga in modo che possano avere sufficiente autonomia per almeno un anno solare, senza gravare i costi direttamente sui pazienti.

Intanto sono iniziati i lavori per la realizzazione da parte della Regione Veneto del nuovo dipartimento di salute materno-infantile, imponente progetto che vede la costruzione di una nuova sala parto per accogliere almeno 30 parti al giorno, una nuova pediatria con ambulatori, reparto di degenza e centro nutrizionale ed il nuovo reparto di ginecologia. Gli accordi sono stati firmati davanti al ministro della Sanità della Tanzania e al Direttore degli ospedali tanzani che hanno classificato il Regional Hospital come una delle strutture meglio funzionanti del Paese. Alla firma di tale accordo hanno presenziato il Direttore Regionale alla Cooperazione Internazionale del Veneto Dott. Vecchiato, il Primario della Chirurgia generale dell’Ospedale di Vicenza dr. Favretti con il suo aiuto Dottor Oscar Banzanto, il dottor pepe giornalista del Giornale di Vicenza ed il signor Giancarlo come operatore video. La Commissione ha quindi firmato i vari accordi regionali in loco ed il progetto finanziato di circa un milione di euro dovrebbe portare alla posa del primo mattone tra pochi mesi.

L’opera, che prevede un ampio sbancamento di tutta la zona adiacente all’attuale ospedale consentirà una locazione ampia e dignitosa per i numerosi parti (attualmente più di 7000 all’anno) e, in aggiunta a quella già presente nel blocco oepartorio, la costruzione di una seconda sala operatoria per i parti cesarei. Verrà inoltre creato un grande padiglione per la pediatri e la salute materno-infantile (MCH), attualmente confinati in uno spazio angusto e senza una zona dedicata alla nutrizione dei bimbi malnutriti. La dottoressa Claire, pediatra inglese che ormai da un anno lavora in ospedale, sarà direttamente coinvolta nell’organizzazione logistica dei locali da dedicare alle varie attività richieste. Su questa realizzazione sì dovrà quindi da subito ragionare per fornire un logico supporto di risorse umane sia in termini di personale locale meglio qualificato sia in termini di medici espatriati che possano continuare il lavoro svolto fino ad oggi ma in una struttura che ormai sta raggiungendo i numeri per essere dichiarata uno degli ospedali più grandi della Tanzania; lo scopo è quindi di renderlo anche efficiente, non solo grande.
Per la partenza ed il termine del progetto è stata organizzata una serata “di gala” in cui l’assessore alla Sanità della Regione di Iringa dr. Mpuya, il Direttore dell’Ospedale dr. Gabone e altre numerose autorità locali assieme al personale dell’ospedale hanno ringraziato pubblicamente me e tutti quelli che mi hanno sostenuto per il lavoro svolto. Sono stati attimi di commozione ovvia dopo aver lavorato fianco a fianco con questa gente, dopo averne condiviso problematiche, difficoltà di ogni genere ma anche risultati più che soddisfacenti. Da Tosamaganga alle officine di Mgongo, a tutte le varie realtà di NGo e associazioni straniere e italiane sono arrivati messaggi di ringraziamento e di augurio di ritrovarsi ancora qui a collaborare assieme per questa meravigliosa popolazione.

Sono ripartito per l’Italia all’ultimo minuto come fosse un arrivederci e non un addio, senza troppe parole: e questo è stato anche il messaggio delle varie Autorità; tanti discorsi quando si parte con un nuovo progetto, poche parole quando parte un amico.

[fonte: www.occhiperlafrica.org]