Operazione Africa
Nei paesi del terzo mondo ogni giorno migliaia di individui muoiono per fame o per malattie direttamente collegate alla malnutrizione e alle precarie condizioni di salute e di igiene. Ogni giorno aumenta la differenza fra i paesi ricchi del nord e i paesi poveri del sud e non si intravedono soluzioni per fermare questa spirale di morte. Le cause sono chiamate dagli esperti con diversi nomi: ” gap ” fra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo; recessione; mancato decollo economico etc. Ma tutte queste analisi e teorie nascondono una sola realtà : l’egoismo del cuore umano. Fin quando le strategie dell’industria agro-alimentare saranno tese al solo profitto, non vi sono speranze di contrastare un mercato interessato a investire unicamente in tecnologie Ogm e in allevamenti stile catena di montaggio. Non a caso, il 70% degli affamati vive in zone rurali dove l’agricoltura non è abbastanza sviluppata per dare sostentamento. Si pensi che l’agricoltura dei paesi industrializzati è 17 volte superiore a quella del Terzo Mondo. Le cause di questa grave deficienza alimentare sono molte e non sempre ben identificabili: cattivi raccolti, guerre, difficoltà di distribuzione e conservazione dei prodotti, siccità che brucia completamente i raccolti favorendo l’allargamento delle aree desertiche, instabilità sociale, corruzione. Un’altra causa di arretratezza per certe popolazioni è dovuta all’analfabetismo. L’alfabetizzazione è uno del più validi strumenti di crescita sociale. E’ impensabile rimuovere uno stato di sottosviluppo se non si dà un peso prioritario all’istruzione. La Fao in un rapporto del 1992 affermava che 786 milioni di persone soffrivano di malnutrizione cronica, cioè non avevano di che nutrirsi e spesso morivano tra l’indifferenza generale(senza dimenticare i due miliardi di persone che soffrono di deficienze micronutritive); le stesse organizzazioni che si occupano dei problemi di sviluppo ripetono da tempo lo stesso ritornello: ” Non ci sono risorse sufficienti per finanziare un piano che stabilisca un equilibrio tra Nord e Sud del mondo “. Sono molti i paesi del terzo mondo che hanno debiti con quelli occidentali e spesso sono costretti a domandare altri prestiti per pagare gli interessi dei debiti già contratti precludendosi ogni possibilità di sviluppo e sprofondando ancora di più nella povertà. Nel 1996 vi fu a Roma una solenne riunione di tutti i capi di stato del mondo, nel corso della quale si giurò di profondere ogni impegno per dimezzare il numero dei denutriti. Si lanciò un proclama: nel 2015 il numero dei denutriti sarà al massimo di 412 milioni. Ed oggi, la situazione è cambiata? senz’altro diverse zone del pianeta hanno raggiunto indubbiamente migliori condizioni di vita, sud-est asiatico e America latina. Purtroppo, da questo punto di vista l’Africa segna una battuta di arresto. Diversi apesi sono riusciti a ridurre notevolmente il numero delle persone denutrite (Angola, Namibia, Mozambico, Ciad, Gabon, Nigeria, Mauritania, Camerun), tuttavia in altri paesi la situazione non solo non è migliorata, ma è purtroppo peggiorata: Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenia, Tanzania, Sudan, Botswana, Repubblica Centro-Africana, Algeria, Mali, Burundi, Sierra Leone, Niger e altri ancora [Fonte: Rapporto FAO 2006]. Secondo questo rapporto in questo momento sono circa 854 i milioni di persone che patiscono la fame, di cui 820 nei cosidetti paesi in “via di sviluppo”. Di questi 524 milioni risiedono in Asia. Il dramma in particolare colpisce l’Africa sub-sahariana (se nel 1992 erano 169 i milioni di affamati di questa area, oggi sono divenuti 206!). A motivo delle innumerevoli guerre civili che hanno insanguinato la Repubblica Democratica del Congo qui il 72 % della popolazione soffre di fame (cioè 37 milioni su 51 complessivi). Quel lontano proclama del 1996 è miserabilmente fallito, continuando con questo attuale trend, i poveri aumentano di quattro milioni l’anno, per cui, avremo che nonostante l’arricchimento complessivo del pianeta vi saranno nel 2015 ancora 582 milioni di denutriti. Queste cifre corrispondono ad uno sterminio delle categorie più deboli, cioè soprattuto i bambini, si stima che ogni settimana muoiano in Africa 130.000 bambini. A più riprese i pontefici e alcune organizzazioni sensibili hanno proposto il condono dei debiti ai paesi che non sono in grado di pagarli, qualche passo è stato fatto, ma non da tutti i paesi. ” La gravità della situazione in cui versa il pianeta ci impone di stipulare un nuovo contratto di solidarietà tra nord e sud. Il destino dell’umanità è una scelta, non un caso ” (programma dell’ONU per lo sviluppo, 1992). Ma cosa possiamo fare al di là delle parole per cambiare questo stato di cose ? Contro la Fame possiamo cambiare la qualità della nostra vita. Il tuo contributo può essere quello di ricordarti che tanti prodotti come la gomma delle tue scarpe, il caffè, o le fibre tessili dei capi di abbigliamento provengono da questi paesi in via di sviluppo. Spesso le società internazionali che commercializzano questi prodotti impongono alle popolazioni locali delle condizioni di vita che ne accrescono il disagio, per esempio imponendo su vaste arre la monocoltura, a discapito delle colture diversificate. Migliorerai te stesso se ricorderai che il superfluo di cui fai uso può essere condiviso con altre persone come te e che mancano dell’essenziale. Ancora, se investirai il tuo tempo per aiutare chi non ha avuto la fortuna di nascere in un paese come il tuo e muore di fame o di lebbra abbandonato dagli altri uomini. Sono consigli semplici ma che, con un po’ di buona volontà, ti potranno fare “ricco” in bontà, perché, si sa, c’è più felicità nel dare che nel ricevere.
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